La Menta nella storia, nella medicina e nella magia.

Il nome Mentha trae la sua origine da una leggenda della mitologia greca. Un giorno Plutone, passeggiando fuori dell’Ade, si incontrò in una fanciulla di meravigliosa bellezza chiamata Menthès, figlia di Cocito. Il nero Dio dell’Averno se ne innamorò follemente e fu corrisposto; ma Proserpina, avendo sorpresi gli amanti in intimo colloquio volle vendicarsi e trasformò all’istante Menthès in una pianta che venne poi denominata Menta, simboleggiante il freddo del timore e l’ardore dell’amore.

Tutte le Mente hanno avuto utilizzazione per le loro proprietà terapeutiche dalla più remota antichità, ma certamente la specie più apprezzata dovette essere la M. piperita in qualche sua varietà. Che pure in tempi remotissimi venisse coltivata lo si apprende dalla Bibbia nel Vangelo di Matteo (c. XXIII, 23) e in quello di Luca (c. XI, 42) e più antiche notizie ce le fornisce il papiro Egiziano detto di Ebers, che data 1500 a.C. I Cartaginesi usavano il succo della pianta mescolandolo nelle masse resinose per l'imbalsamazione dei cadaveri; gli Egiziani mettevano la pianta intera nelle tombe. Ippocrate (460-377 a.C.) dice che la Menta "calefacit et urinam sciet". Aristotile (384-322 a.C.) ne sconsiglia l’uso in tempo di guerra: "Mentham ne commedes nec plantes in tempore belli", perché , eccitando i sensi, è da fuggirsi come quella che rende l’uomo debole, senza gagliardezza e senza coraggio. Diversamente la pensava l’Alciato nel secolo XVI, che definisce la Menta "vitae custos, mater valetudinis, sapientiae comes" e la propone come simbolo della sobrietà e della temperanza.

Caio Plinio Secondo detto "il Vecchio" (23-79 d.C.), nella sua famosa Historia naturalis, lib. XX, cap.4, enumera tutte le proprietà della Menta e distingue dai Mentastri o mente selvatiche. L’odore, dice, eccita l’animo; il sapore l’appetito e per questo la Menta è un usuale condimento. La Menta non lascia inacidire il latte, è antiputrida, schiarisce la voce ai cantanti, guarisce l’angina tonsillare, è utile nelle malattie polmonari e negli sputi sanguigni. Ferma il singhiozzo ed i vomiti, guarisce l’ozena e stagna l’epistassi, fa cessare le mestruazioni, resiste alla generazione (detto altrimenti: è anafrodisiaca), è galattofora ed antiemicranica. E’ ottimo rimedio contro i morsi delle scolopendre, dei ragni, degli scorpioni, dei serpenti; guarisce le ragadi ed i mali d’orecchio; sana i malati di stomaco ed è vermifuga. Infine - aggiunge il sommo naturalista romano- "guarisce la milza se gustata nell’orto senza svellerla, a condizione che chi la gusti dica per nove giorni queste parole: Guarisco la milza! ".

Ai tempi di Plinio la Menta era dunque considerata una panacea.

Carlo Magno, nella sua ordinanza Capitulare de villis et curtibus imperialibus, uscita nell’821, con la quale si ingiunge di intraprendere al di là delle Alpi la coltura di 73 specificate piante utili alla medicina ed all’economia domestica, non dimentica la Menta fra le più raccomandabili.

La Scuola Salernitana, prima Università medica istituita nel mondo da Federico II, nel Flos medicinae-Regimen sanitatis, attribuito ad un Maestro Giovanni da Milano (1066?), dedica alla Menta questi versi, nei quali sono enunciate le principali proprietà della pianta, eccitante e galattofora:

 " Vim calidam siccamque grada fert Mentha

secundo quam stomachus languens maxime adesse cupit;

et quam concretum lac solvere dicimus omne

in mammis duris si super imposita est"

Né dimentica di consigliarla anche come vermifuga:

" Mentitur Mentha si sit depellere lenta

ventris lombricos stomachi vermesque nocivos".

L’abbadessa benedettina S. Ildegarda (1098-1179), nella sua opera Phisica sacra, ove sono raccolte molte conoscenze direttamente avute dall’autrice…dalla Beata Vergine, tratta di quattro Mente medicinali, chiamate Bachmintza, Rossmintza, Mintza romana e Mintza major.

Michele Savonarola, padovano (1384-1462), nel Libreto de tute le chose che se manzano comunemente, dice che "la Menta era antiquamente batezata ne li eserciti il prechè irrita molto et ciò facevano acciò che li homeni non se debilitassero. Hora non è batezata ne anco da le femine et ha una proprietà et bella chel caso (formaggio) unto col succo suo se diffende dalla putrefactione".

Nel secolo XV la Menta dovette essere alquanto dimenticata, tanto che non ne fa menzione il Receptario composto dal famosissimo Chollegio degli esimii Doctori delle Arti et Medicina dell’inclita ciptà di Firenze, addì 21 gennaio 1490, ad istanza delli signori Consoli, considerato il riassunto degli antidotari dell’epoca.

Ma il senese Pietro Andrea Mattioli (1501-1577), nei celeberrimi commenti ai libri di materia medica di Pedanio Dioscoride Anazarbeo, al lib. III rimette in onore la Menta, confermandone tutte le proprietà elencate da Plinio, giudicando però la pianta afrodisiaca: "Veneris voluptatibus Mentha commendata est". Il Mattioli, per primo, descrive due "generi" di Menta ortense: "alterum majus, alterum minus. Majus planta est odorata foliis salviae minoribus, per ambitum denticulatis, caulibus numerosis floribus in summitate spicatis, suburpureis pilosisque; altera foliis exit brevioribus angustioribusque, caulibus rubentibus, floribus quoque rubentibus, eximio odore".

Dalla descrizione di tali "generi" e specialmente dalle xilografie illustranti l’opera mattioliana, si può pensare di riconoscere le due varietà, bianca e nera, della Mentha piperita.

Nel secolo XVII la Menta occupa nell’arsenale farmaceutico un posto importantissimo, ed uno dei testi più reputati del tempo, quello del Donzelli, ne descrive le proprietà come segue: "Si conclude che dovendosi pigliare la Menta, che viene prescritta semplicemente, si deve intendere dell’ortolana, conosciuta da tutti, la quale ha virtù di riscaldare, di ristagnare; bevuto il sugo con aceto ristagna il sangue, uccide vermi tondi e stimola a Venere; bevuti tre rami di Menta con sugo di Melaranci accidi raffrena il vomito e la colèra; posta sopra la fronte allevia i dolori di capo, risolve le poppe che si rigonfiano per il parto overo per troppa abbondanza di latte; s’impiastra con sale a’ morsi de’ cani; posta allaomissis… (l’autore spiega che è antifecondativa) et è infine universalmente grata allo stomaco"

Nel secolo XVIII la Menta è esaltata da Bradley che ne preconizza svariati usi e particolarmente per l’igiene della persona e della casa; poi è tutto un cammino ascensionale quello della nostra lamiacea e troppo lungo sarebbe citare gli autori che di essa si sono occupati. Bisogna però notare che la prima caratterizzazione della Mentha piperita si ha nella Historia plantarum di John Ray, pubblicata a Londra nel 1704, dove è precisato che fu lo stesso autore a ricevere la pianta nel 1696 dalla Contea di Hertfordshire, proveniente da coltivazione, pianta che descrive sotto il nome di Mentha palustris pepper mint, entrata poi nel 1871 nella farmacopea di Londra con la specificazione di Mentha piperita sapore.

Il principio attivo della pianta è l’essenza.

La scienza moderna riconosce alla M. piperita molte delle proprietà indicate dagli antichi autori ed altre ancora. Alla M. o meglio alla sua essenza od al mentolo, che ne è il maggiore costituente, la medicina ricorre come ad ottimo farmaco in diverse affezioni; così la M. od i suoi derivati sono prescritti come carminativi (Marziale definiva la Menta col prosaico aggettivo di ructatrix), per stimolare lo stomaco, attivare la digestione, aumentare la traspirazione cutanea e la diuresi; per combattere la gastralgia, le emicranie e certe forme reumatiche; per curare il meteorismo nervoso, l’insonnia, le riniti, l’ozena, le laringiti catarrali ed in specie la laringite tubercolotica; alcune malattie parassitarie del cuoio capelluto, ecc. L’essenza od il mentolo sono stati preconizzati come prodotti antitubercolotici, antidifterici ed anticolerici.

Le diverse preparazioni farmaceutiche della M. e suoi derivati con le relative applicazioni terapeutiche, si trovano già nel Nuovo formulario pratico degli spedali d’Europa di Milne Edwards ed. E.P. Vavasseur, edito da Paggi di Firenze nel 1842, e sono press’a poco le stesse date dalle opere le più recenti.

I medici naturalisti, e dei tanti Kneipp e Bilz, magnificano anch’essi le proprietà della Menta: "In vista di tante virtù curative, questa pianta non dovrebbe mancar nell’orto di ogni buona massaia" conclude il primo.

Nella medicina popolare la M. ha sempre goduto e gode la più ampia reputazione come rimedio nelle digestioni difficili e nei crampi di stomaco ed intestinali, nelle palpitazioni di cuore, nei dolori nevralgici. In tali casi la forma più usuale di somministrazione è la tisana ( 10 g di droga in un litro d’acqua). L’infuso alla dose di 30 g di droga per litro si somministra ai bambini come vermifugo e alle nutrici per "far passare il latte". Si usa la polvere setacciata, ottenuta dalla triturazione delle foglie secche, a modo di tabacco per prevenire l’emicrania. Il succo dell’intera pianta, aggiunto di aceto, si beve alla dose di 15-20 g per frenare i vomiti ed il singhiozzo ostinato. All’esterno si applica l’intera pianta pestata in cataplasmi eccitanti sui tumori e le ulcere indolenti e per gli ingorghi mammari.

Le pastiglie di Menta, fino a pochi anni orsono chiamate "diavoloni", le caramelle, i fondants, ugualmente aromatizzati, che una volta si usavano parcamente, soprattutto come stimolanti dello stomaco e per correggere l’alito cattivo, oggi hanno raggiunto un consumo semplicemente enorme e si succhiano non solo ad ogni più piccolo disturbo digestivo, ma così, per abitudine, senza ve ne sia alcun bisogno. A questo riguardo crediamo bene riportare quanto scrive il Cassone: "Ma ove il volgo ne fa veramente uso smodato, egli è nelle diverse affezioni che essi credono spasmodiche, nonché nella difficoltà di digerire, confondendo sempre lo stato di irritazione da cui sono mantenute siffatte affezioni con uno stato di debolezza da cui credono siano cagionate. Che avviene? Il più delle volte hanno la peggio ed alcune volte sono anche vittime della loro ignoranza. Quanti individui noi conosciamo, che per ogni minima difficoltà di digerire ricorrono immantinente alle tavolette di menta; quanti altri che le fanno loro panacea e che ad esse tosto ricorrono per qualsivoglia piccolo malessere; ed il più delle volte a loro grave danno! Che diremo poi dello scialacquo che ne fanno quasi tutte le isteriche dell’acqua distillata? Occorre a queste che, per togliersi l’incomodo di accessi isterici, si cagionano irritazioni gastro-intestinali tali che poi, tardi o tosto, le conducono alla tomba". Il Cassone, certo, esagera, ma le pastiglie, le caramelle, i fondants di M. dovrebbero essere ritenuti meno dolciumi e più prodotti farmaceutici.

La M. piperita, infine, è stata ritenuta, ed in diversi luoghi la si ritiene tuttora, un potente rimedio magico per allontanare gli spiriti maligni, e nell’arte talismanica, che è un ramo dell’alta Magia, anche i magisti moderni la bruciano con altre piante per fare il profumo impiegato nella consacrazione del talismano planetario di Marte, destinato a proteggere chi lo porti contro un gran numero di malattie ed a vincere le insufficienze psicologiche.